Quanto costa una separazione consensuale nel 2026: le quattro variabili che decidono il conto

quanto costa una separazione consensuale

Chi ha deciso di separarsi compie quasi sempre lo stesso primo gesto: contatta due o tre studi legali, chiede quanto costa una separazione consensuale e ordina le risposte dal preventivo più basso. È un riflesso comprensibile, perché in un momento di incertezza il prezzo sembra l’unico dato confrontabile. Ed è il modo meno affidabile di prevedere la spesa reale. Il costo di una separazione non è un listino: dipende da quattro variabili che esistono prima di qualunque preventivo. E la procedura scelta solo perché costa meno all’ingresso è spesso quella che moltiplica i costi dopo, quando l’accordo scritto in fretta torna in tribunale sotto forma di modifiche e contestazioni.

 

Tre procedure, tre costi di ingresso

Le strade per separarsi in modo consensuale, oggi, sono tre, e hanno costi molto diversi.

  1. La prima è l’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile del Comune, introdotto dall’articolo 12 del decreto-legge 132/2014: costa al massimo sedici euro di diritto fisso, non richiede l’avvocato e prevede una seconda comparizione di conferma non prima di trenta giorni.
  2. La seconda è la negoziazione assistita, disciplinata dallo stesso decreto: ciascun coniuge deve avere il proprio avvocato, l’accordo passa al vaglio della Procura e produce gli stessi effetti dei provvedimenti del giudice, senza contributo unificato.
  3. La terza è il ricorso congiunto al tribunale, oggi regolato dall’articolo 473-bis.51 del codice di procedura civile: quarantatré euro di contributo unificato, un’unica udienza e, a certe condizioni, la possibilità di sostituire la comparizione con il deposito di note scritte.

Il compenso dell’avvocato è la voce più variabile, ed è anche quella su cui la legge impone trasparenza: il preventivo scritto è obbligatorio dal 2017 (legge 124/2017), e i parametri ministeriali del d.m. 55/2014, aggiornati dal d.m. 147/2022, offrono un riferimento oggettivo per valutare se una richiesta è anomala, per eccesso o per difetto.

Quel che i preventivi non dicono è da cosa dipende il numero.

  • La prima variabile sono i figli: la presenza di minorenni, o di maggiorenni non autosufficienti, chiude la strada del Comune e impone contenuti obbligatori su affidamento e mantenimento.
  • La seconda è la casa e il patrimonio comune: l’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile non può contenere patti di trasferimento patrimoniale, e un trasferimento immobiliare inserito in negoziazione assistita richiede l’autentica di un pubblico ufficiale per la trascrizione.
  • La terza è la distanza economica tra i coniugi, che decide se servirà un assegno e di quale tipo.
  • La quarta è il grado reale di accordo, la variabile più sottovalutata: una consensuale firmata per stanchezza su punti non davvero condivisi è un contenzioso rinviato.

 

Quando il risparmio iniziale diventa il costo maggiore

Il caso più frequente riguarda proprio il Comune. Sedici euro sono una cifra reale, ma la procedura è riservata alle coppie senza figli minorenni, senza figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti, e senza beni da trasferirsi. Chi ha una casa cointestata e imbocca comunque quella strada firma un accordo che non risolve il punto di maggior valore, e dovrà regolarlo altrove, sostenendo una seconda procedura.

Il secondo equivoco riguarda l’avvocato unico. Nella separazione consensuale i coniugi possono farsi assistere da un solo difensore, ed è un risparmio legittimo quando gli interessi sono realmente allineati. Quando non lo sono, il difensore unico non può fare da arbitro tra due posizioni in conflitto: l’accordo che ne esce tende a riflettere la volontà del coniuge più determinato, e l’altro chiederà di rivederlo con un procedimento di modifica, che è un giudizio a sé, con i suoi costi. La separazione più costosa non è quella con due avvocati: è quella che si fa due volte.

C’è poi un risparmio autentico che pochi conoscono, e viene dalla giurisprudenza. Dal 2023 la Cassazione (ordinanza n. 28727 del 16 ottobre 2023) ammette il ricorso congiunto che cumula separazione e divorzio in un unico procedimento: le condizioni si negoziano una volta sola, il divorzio viene esaminato dopo il passaggio in giudicato della separazione e il decorso dei sei mesi previsti dalla legge sul divorzio breve, e la coppia evita di duplicare atti, udienze e compensi. La riforma Cartabia ha aggiunto un altro strumento utile in negoziazione assistita: l’assegno una tantum, cioè la liquidazione in un’unica soluzione, con gli avvocati chiamati a certificarne l’equità.

 

Le domande da farsi prima del primo appuntamento

La sequenza intelligente comincia prima di chiedere i preventivi, perché serve a renderli confrontabili.

  1. Fotografare le quattro variabili in un elenco scritto: figli e loro età, casa e intestazioni, mutuo residuo, redditi di entrambi, punti già condivisi e punti ancora aperti. Con questo quadro il professionista può indicare la procedura adatta e formulare un preventivo fondato; senza, qualunque cifra è una stima provvisoria destinata a essere ritoccata.
  2. Scegliere la procedura in base alle variabili, non al prezzo di ingresso. Il Comune funziona per chi non ha figli nelle categorie protette né patrimonio da regolare; la negoziazione assistita per chi cerca riservatezza e tempi brevi con questioni patrimoniali da definire; il ricorso congiunto, eventualmente con il cumulo di separazione e divorzio, per chi vuole chiudere l’intero percorso in un solo procedimento.
  3. Pretendere il preventivo scritto e leggerlo per voci: cosa copre (redazione dell’accordo, deposito, udienza) e cosa resta fuori (trascrizioni immobiliari, profili fiscali, eventuali modifiche future). Il confronto tra preventivi ha senso solo a parità di perimetro.
  4. Investire sull’accordo, non sulla procedura. Le clausole che regolano oggi i punti destinati a cambiare (spese straordinarie dei figli, criteri di revisione dell’assegno, destino della casa quando i figli saranno maggiorenni) richiedono qualche ora di lavoro in più e prevengono i procedimenti di modifica, che sono la voce meno visibile del costo di una separazione.

 

Se la separazione è all’orizzonte, il momento in cui si decide quanto costerà non è la firma: è la scelta della procedura, e viene prima del primo appuntamento. Arrivarci con il quadro delle quattro variabili già chiaro riduce la spesa complessiva più di qualunque confronto tra preventivi. Lo Studio Legale VDS, attraverso il dipartimento di Diritto di Famiglia e l’area dedicata alla negoziazione assistita e alle soluzioni stragiudiziali (ADR), può accompagnare la valutazione preliminare della strada più adatta al caso specifico.

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